C’era una volta l’ufficio diritti
mercoledì 25 gennaio 2012

Avevo sempre creduto che l’ufficio diritti fosse una via di mezzo tra la coppia Samuel L. Jackson/Kevin Spacey ne Il Negoziatore e il venditore di ninnoli con cui ti metti a mercanteggiare sotto l’ombrellone. E invece. Invece l’altro giorno cercavo un contatto per acquisire i diritti di un articolo di un noto studioso americano pubblicato su una rivista prestigiosa e mi sono imbattuto in un simpatico giocattolo informatico, un servizio offerto da  Copyright Clearance Center sul sito copyright.com, associazione non-profit (quante sfumature avrà questa formula?) che opera su scala mondiale come mediatore per la compravendita di diritti e licenze. Insomma una specie di preventivo on-line. Inserisco i dati rilevanti e in men che non si dica ottengo il mio «quick price». Una cifra esorbitante, penso, per un articolo di poche decine di pagine di cui vorrei fare un libro da stampare in poche centinaia di copie. Cerco tra i campi del form se c’è qualcosa come “mostrati esterrefatto” o anche solo “prova a tirare sul prezzo”, ma ovviamente non ce n’è traccia. Lascio perdere. Questo mestiere è in via di estinzione. O forse si sta solo trasformando in qualcos’altro. Che non mi piace.

ALC



TQ: temi e questioni per un’adesione
mercoledì 27 luglio 2011

Il documento di TQ reso pubblico oggi sul blog generazionetq, frutto di settimane di lavoro intenso, scambio appassionato e confronto acceso, costituisce il primo passo di una riflessione sulla cultura e sul lavoro editoriale da parte di un gruppo di persone che di questo hanno fatto il loro mestiere, e del lavoro editoriale un cimento, un’opera di quotidiana resistenza. È un testo di analisi e proposte.

Che un gruppo di intellettuali decida di avviare una riflessione comune sulle condizioni della cultura, e di farlo non astrattamente – cioè su un piano puramente teorico, estetico o poetico – bensì nei termini di un “osservatorio sul lavoro culturale”, ovvero concentrandosi sugli elementi strutturali che condizionano, limitano, distorcono lo spazio culturale, al fine di avviare progetti di cambiamento, è un fatto che torna a essere nuovo, inedito per modalità e ambizioni, e che d’ora in poi si potrà considerare caratteristica distintiva degli “intellettuali anni zero” (per riprendere la formula e il ragionamento sviluppati da Andrea Cortellessa anche nel nostro “Dove siamo? Nuove posizioni della critica”).

:duepunti è fiera di contare tra i primi firmatari di questo documento molti dei suoi autori e collaboratori: Andrea Cortellessa, Matteo Di Gesù, Nicola Lagioia, Giorgio Vasta; e uno degli editori: Andrea L. Carbone.

Il documento TQ è un manifesto, dà l’abbrivio: molto rimane da fare sui temi contemplati da questa prima messa a punto e su altri ancora da discutere. Promuovere l’alleggerimento della pressione fiscale sulle librerie indipendenti, obiettivo primario perché è in questi luoghi minacciati e spesso schiacciati o cancellati dalle catene che si ritrova la comunità dei lettori che siamo e ai quali ci rivolgiamo: i librai devono avere la possibilità reale di fare una politica “lenta” di catalogo, interagendo con gli editori indipendenti, di affrancarsi dalla morsa dei soggetti che li inducono a inseguire le politiche delle catene, dove vige la frenetica rotazione dei titoli. Fare pressione sul legislatore perché si avvii il progetto di una nuova regolamentazione anti-trust, che imepdisca a un medesimo gruppo di controllare tutti i passaggi della filiera editoriale, dalla produzione alla logistica, o di fare cartello con altri soggetti analoghi, in direzione di una nuova e organica legge sul libro. Rendersi protagonisti di un’opera di divulgazione che diffonda presso i lettori la consapevolezza dei meccanismi del mercato editoriale, intesa alla promozione di un “consumo critico” del bene-libro. Rappresentare finalmente l’istanza di una politica capace di investire energie e risorse su scuola, università, ricerca e cultura.



Libri contabili
venerdì 1 ottobre 2010

Abbiamo pagato le tasse. Abbiamo pagato le tasse in un paese nel quale l’evasione fiscale ammonta al 20% del prodotto interno lordo. Che più o meno è come se su tutta l’economia italiana fosse strutturalmente decurtata l’IVA. Ma a perdere.
Noi, editori indipendenti, con la nostra economia fatta di cartone riciclato, calcolatrici solari, sacrifici e rinunce, rapporti umani con i nostri tipografi e disinteressata passione nostra e dei nostri autori e collaboratori, noi abbiamo pagato le tasse.
Abbiamo pagato le tasse in un paese per via di un decreto legge, ratificato in legge dal Parlamento lo scorso 22 maggio, che consente alla Mondadori di abbattere di oltre il 97,5% il proprio debito con l’erario, il quale rinuncia così a 341,4 milioni di euro. Poco meno di quanto il governo, con l’ultima finanziaria, ha investito nell’Università e nella ricerca scientifica, molto più dei tagli che si sono abbattuti sul settore.
La storia di :duepunti edizioni, nata a Palermo sei anni fa, vista in parallelo con quella della casa editrice di Segrate, mostra non solo i limiti del sistema tributario italiano, ma anche le storture di quello socio-economico. Nell’ottobre del 2008 con l’attribuzione del Premio Nobel per la Letteratura a Jean-Marie Gustave Le Clézio, ci siamo trovati a effettuare investimenti per noi onerosi per ristampare e far valorizzare sul mercato il suo romanzo Il verbale, da noi pubblicato già tre anni prima. Il pessimo lavoro della società che ai tempi curava la diffusione dei nostri libri è stato determinante nel rendere irrisorie le vendite, rispetto all’opportunità offerta dal premio e all’intrinseco valore del libro, considerato unanimemente il capolavoro del Nobel francese.
Si aggiunga poi che la società di diffusione ha omesso di pagarci. Abbiamo avviato un procedimento legale, molto costoso, ottenendo dal giudice l’emanazione di un decreto ingiuntivo. Ma nel frattempo noi, noi, abbiamo pagato le tasse, perché quegli introiti mai riscossi, comunque alti rispetto ai nostri standard, hanno costituito un reddito per la società. Abbiamo pagato le tasse su soldi che non abbiamo mai guadagnato.
Fatti salvi gli standard di qualità e la professionalità di chi lavora in Mondadori, a cui, con il duro lavoro quotidiano, guarda la nostra redazione, viene naturale chiedersi, con un po’ di retorica, se esistano pari opportunità nel mercato editoriale italiano, se il Governo abbia minimamente a cuore lo sviluppo del settore e ancor più la crescita culturale e civile di un paese in cui ha sempre la meglio chi non paga.



Lettera di vettura non valida
mercoledì 7 aprile 2010

« La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica ».
 Art. 9 della Costituzione italiana

 
Con il Decreto del 30 marzo 2010 il Ministero dello Sviluppo economico di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze sospende con effetto immediato alla data del 31 marzo le tariffe agevolate per le spedizioni di prodotti editoriali.
Si trattava dell’unica forma di aiuto economico all’editoria libraria e consisteva nell’assunzione da parte dello Stato di circa la metà dei costi per l’invio di pieghi e pacchi di libro, per i quali l’editore si faceva carico della rimanente metà degli importi.
Se è evidente quali disastrose ripercussioni avrà questo provvedimento sulla piccola editoria che grazie a tale agevolazione otteneva un piccolo abbattimento dei costi di gestione, ci sembra opportuno riflettere insieme ai colleghi editori, agli organi di stampa e alla società civile sul significato politico di tale norma, emanata all’indomani del recente turno elettorale.

analogo



Comments are closed.